| Un po' di storia |
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La chiesa di S. Stefano e l’oratorio del SS.mo Crocifisso a Cave
La straordinaria vicenda terrena di santo Stefano, le traslazioni delle sue reliquie, tanta fama di miracoli portarono anche i nostri antenati a dedicare luoghi sacri alla sua memoria per chiederne la protezione e imitarne l’esempio. Dagli Atti della Visita Pastorale del Cardinal Spinelli (1754) risulta che sin dal 1125 nel territorio di Cave esisteva una chiesa dedicata ai santi martiri Stefano e Sabino, detta “santo Stefano vecchio”, di cui in quegli anni ancora erano visibili alcuni ruderi. Vi era annesso un monastero femminile facente capo a quello di san Ciriaco di Roma. A tale monastero apparteneva circa la metà del territorio di Cave e di Rocca di Cave. Fu Mascia Annibaldi, entrata per matrimonio nella famiglia dei Colonna, che nel 1385 volle tale chiesa eretta in parrocchia per meglio conservarne l’opera spirituale, il patrimonio materiale e incrementare il culto divino, concedendo il suo diritto di iuspatronato ai Padri Agostiniani, allora detti Eremitani, da lei chiamati e obbligati a risiedere presso la chiesa di santo Stefano “vecchio”. |
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La cura delle anime volle affidata al Priore e gli altri padri erano da considerarsi come chierici secolari e cappellani. I religiosi non avrebbero potuto alienare o modificare nulla rispetto alle finalità originarie, pena il ritorno immediato alla situazione vigente prima della donazione (dunque l’allontanamento dei religiosi). Questo consta dallo strumento della donazione, rogato dal notaio Nicola Sciarra di Cave in carta pergamena. A tale donazione si aggiunse il consenso del Vicario generale della diocesi prenestina, Antonio de Collaratiis, dato a nome del Capitolo Cattedrale, poiché la sede episcopale era vacante. Egli volle mutar la qualifica della suddetta chiesa da “secolare” in “regolare” concedendo così agli Agostiniani tutti i diritti e i doveri connessi, come da strumento rogato per mano del medesimo notaio Sciarra il giorno 18 agosto 1385.
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Dopo circa cinquant’anni papa Martino V, signore di Cave, nell’anno XIII del suo pontificato, per permettere al suo popolo di meglio usufruire delle sacre funzioni, del culto divino, della recita delle ore canoniche, attraverso Clemente vescovo di Veroli, diede ai frati la facoltà di lasciare la chiesa di santo Stefano fuori delle mura e di costruirne una dentro il centro abitato, nel luogo a questo adatto. A tal fine concesse anche la possibilità di vendere beni spettanti alla chiesa di S. Stefano “extra muros”, alla cappelle di sant’Angelo Inferiore e sant’Angelo Superiore e al Casale di S. Sabino, come si evince dal Breve conservato nell’archivio del Convento. Alcuni di questi beni furono venduti tramite atto rogato dal notaio Antonio Leve di Cave il 21 aprile dell’anno 1430. Edificata la Chiesa e il Convento, gli Agostiniani vi si trasferirono e il numero dei religiosi presente doveva essere almeno dieci, per il sostentamento dei quali era stabilita la somma di scudi 500 annui. L’affidamento della cura pastorale della parrocchia ai Padri Agostiniani fu confermata da papa Sisto IV il 15 maggio 1453.
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La chiesa e il convento di S. Stefano furono incamerati dallo Stato a seguito delle leggi eversive posteriori al 1870, pertanto la proprietà della chiesa superiore e dell’oratorio inferiore è del Ministero degli Interni. La cura pastorale della parrocchia, a seguito della rinuncia dei Padri Agostiniani, nel 1953 è passata al clero secolare della diocesi di Palestrina.
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Oratorio del SS.mo Crocifisso |
Dagli Atti della visita pastorale del Card. Spada (1660) si apprende che sotto la chiesa vi era già l’oratorio sotterraneo, nel quale si venerava l’immagine di Cristo Crocifisso, dove era eretta la Società (Confraternita) del Crocifisso. Le dimensioni dell’aula sacra erano in passato maggiori rispetto ad oggi, essendo stati creati al suo interno poderosi muri di sostegno alla chiesa superiore, molto probabilmente a seguito dei lavori di totale rifacimento databili alla metà del sec. XVIII.
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A seguito dello scioglimento della Confraternita del SS.mo Crocifisso, che nell’oratorio aveva la sua sede, ne curava il decoro e vi svolgeva il servizio liturgico ogni settimana, è cominciata la decadenza, l’abbandono, e l’incuria ha seriamente compromesso la visibilità e soprattutto la stabilità dell’intero oratorio e in particolare del bellissimo ciclo di affreschi (attribuiti a Marcantonio Dal Forno il Giovane) sulla Passione di Cristo che orna l’intero catino absidale.
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