Biografia di Padre Alberto Amarisse

Il P. Alberto Amarisse da Cave
Ucciso per la fede in Armenia nel 1920

Francesco Nazzareno Amarisse nacque a Cave in Vicolo Corallo il 10 maggio 1874 da Giuseppe e Maria Moroni. Il giorno stesso fu battezzato nella chiesa di S. Stefano Protomartire. Desiderando diventare frate francescano, essendo questo impossibile in Italia a motivo delle leggi di soppressione seguite all’unità d’Italia, si recò presso la Custodia Francescana di Terra Santa. Dopo aver completato ad Emmaus la formazione umanistica, fu trasferito a Nazaret dove, completato il noviziato, emise la prima professione religiosa il 24 settembre 1891, assumendo il nome di Fra Alberto. A Betlemme, nella Grotta della Natività, si consacrò per sempre al Signore nell’Ordine Francescano con i voti solenni il 3 ottobre 1895. A Gerusalemme, nel convento del Santissimo Salvatore, venne ordinato sacerdote, il 23 settembre 1899. Dopo una fugace visita ai suoi familiari a Cave, tornò a Gerusalemme e per un anno si dedicò all’accoglienza dei pellegrini presso il Santo Sepolcro. Sentendosi a questo chiamato, imparò la difficile lingua turca e si recò ad operare nelle missioni che i francescani di Terra Santa avevano in Armenia Minore (oggi Turchia).Aintab, Maraasc, Mugiuk-Deresì, furono i luoghi ove egli esercitò il suo ministero e la sua carità soprattutto tra i cristiani armeni, tra il 1906 e il 1919. Padre Alberto rimase come il buon pastore (a rischio della vita) in mezzo al suo gregge quando, durante la prima guerra mondiale, tutti i missionari furono espulsi. Nel 1919 fu destinato dai superiori alla Missione di Jenige-Kalè, che come tutti i villaggi armeni aveva già subito due volte distruzioni e deportazioni. La vita civile e cristiana di quella povera gente stava rifiorendo quando alcuni fanatici che già avevano fatto stragi nei villaggi vicini, col pretesto di aver trovato delle armi, uccisero tutti i cristiani armeni della missione. Stessa sorte toccò a Padre Alberto e agli orfani degli armeni di cui il mite francescano si prendeva cura. Era il 23 gennaio 1920. Da quando la notizia della morte fu certa (settembre 1920), i confratelli, i familiari e i concittadini non hanno cessato di invocare Padre Alberto Amarisse come martire.

Alcuni dati di Padre Alberto

Registro dei Battesimi
Parrocchia S. Stefano Protomartire

(Lettera N, n° 13 1854-1876)

Giorno 10 maggio (1874). Io, sottoscritto Parroco della Venerabile Chiesa di Santo Stefano nella terra di Cave, della Diocesi Prenestina, ho battezzato, secondo il rito di Santa Madre Chiesa, un bambino nato oggi alle ore cinque del mattino: di Giuseppe Amarisse figlio di Francesco Antonio e Maria Moroni figlia di Nicola, coniugi di questa parrocchia, al quale furono imposti i nomi: FRANCESCO, Nazzareno, Luigi, Pio. Padrini furono Filippo Chialastri fu Mario e Pierina Luzzi di Giuseppe, ambedue di questa parrocchia. Levatrice: Angela Panizza.

Fra Benedetto Giuli Mondi Parroco Agostiniano

* Fu cresimato il giorno 21 settembre 1879 dal Vescovo Ausiliare Pietro Facciotti, essendo padrino Francesco Manni di Giacinto

Necrologio della Custodia di Terra Santa
(redatto dal P. Eutimio Castellani da Cave ofm nel 1923)
23 gennaio

R. P. Albertus Amarisse a Cave, sacerdos, alumnus S. Custodiae Terrae Sanctae; Sup. missionis Jenige-Kalé, obiit mense ian. An. 1920, aet. Ann. 46, prof. 28, sac. 21.
A Turcis insimul cum suis christianis, in loco missionis trucidatus.

Martirologio francescano
23 gennaio

Nel paese di Jenigekalè, nell’Armenia Minore, il Servo di Dio Alberto Amarisse da Cave, Sacerdote e Martire, che insieme co’ suoi cristiani fu dai Turchi barbaramente trucidato (1920)

Dalle lettere di Padre Alberto

Il cuore di un Missionario

Marasc, 23 aprile 1909

“…In questi giorni per timore dei massacri si trovano nel nostro Ospizio un duecento persone. Gli Americani, gli Alemanni, lo stesso Consolato Francese hanno ricevuto migliaia di questi poveri disgraziati per semplice umanità; noi che siamo francescani dobbiamo conculcare le prime regole dell’umanità?... Del resto né il dolore né l’angustia mi distoglierà dal fare del bene con prudenza ch’è migliore del genio”.

Umile Confratello
Fra A. Amarisse
O. F. M.

La forza della Carità

Marasc, 28 aprile 1909

“…Il massacro fu terribile nel vicino villaggio di Asciflì, in cui furono incendiate 74 case e uccise 16 persone. Bagkce, Hassenbei, Karne con altri undici villaggi furono incendiati, le vittime, per ora, non si possono enumerare con certezza. Vennero al nostro Ospizio da quelle parti alcune persone per domandare l’elemosina; queste colle lagrime agli occhi mi assicurarono che centinaia di cristiani in quelle parti furono uccisi, centinaia di spose dopo di essere state… furono uccise, centinaia di orfani per paura di essere anch’essi uccisi si rifugiarono nei boschi ove si alimentano di erbe. Ricevetti anche una lettera di Fendegiack, in cui si attestano le medesime sventure ed implorano la carità cristiana. La carità cristiana solamente potrà lenire le pene di questi poveri sventurati e derelitti, e porre un argine alle calamità che provengono dalla fame. Io mandai a quei poverini 108 chilogrammi di farina; il resto, son sicuro, lo farà la Divina Provvidenza”.

Umile Confratello
Fra A. Amarisse
O. F. M.

Marasc, 28 aprile 1909

R.ndo Padre Segretario

Oggi alle 10,30 antimeridiane si sente dalla fortezza il fragoroso rimbombo dei cannoni i quali non già distruggono la città, ma bensì rallegrano questa povera gente scolorita e smunta dall’incubo dei massacri. I dellal, pubblici banditori, annunziano con festoso grido il nuovo Sultano, le vie si ripopolano di cristiani e la città intera prende l’antico aspetto giocondo.
Questa pubblica allegrezza, Reverendo Padre mio, mi ha in parte sollevato il cuore; le dico in parte, perché mi lacera il cuore il sapere che migliaia di bimbi si trovano sulle montagne raminghi e senza pane e che molti villaggi cristiani per timore si son fatti musulmani. E tra questi villaggi si numerano per ora Tavullè, Calalè, Dutalè e Anegeck.
Qui in Marasc solamente sabato (17 aprile) si ebbe un massacro, in cui furono uccisi una quindicina di cristiani ed una quarantina di feriti e sarebbe stato assai più tremendo se il Governo locale non avesse preso subito energiche misure. In quel giorno un migliaio di persone si rifugiò al nostro Ospizio, e, dopo tre giorni, i meno paurosi cominciarono a ritornarsene alle loro case; gli altri poi questa mattina lieti e contenti con le loro famigliole, con mille ringraziamenti, se n’andarono nei loro quartieri. A dir vero, fra tanta gente, accampata nel nostro Ospizio, vi era abbastanza ordine, sicura di trovarsi sotto buona tutela, difesa dai soldati gentilmente inviatici dal Governatore. Nei nostri villaggi circonvicini, cioè Mugiukderesi, Jenige-Kalè e Bunduch, fuori di un panico tremendo, non accadde nessun doloroso avvenimento; solo in Donkalè due messeri di nome Alì e Mustafà Rahmage cominciarono a suscitare mali umori tra cristiani e turchi, ma presto questi due esseri pericolosi furono chiamati in Marasc dal Governatore al redde rationem.
Il massacro fu terribile nel vicino villaggio di Asciflì, in cui furono incendiate 74 case e uccise 16 persone. Bagkce, Hassenbei, Karne con altri undici villaggi furono incendiati, le vittime, per ora, non si possono enumerare con certezza. Vennero al nostro Ospizio da quelle parti alcune persone per domandare l’elemosina; queste colle lagrime agli occhi mi assicurarono che centinaia di cristiani in quelle parti furono uccisi, centinaia di spose dopo di essere state… furono uccise, centinaia di orfani per paura di essere anch’essi uccisi si rifugiarono nei boschi ove si alimentano di erbe. Ricevetti anche una lettera di Fendegiack, in cui si attestano le medesime sventure ed implorano la carità cristiana. La carità cristiana solamente potrà lenire le pene di questi poveri sventurati e derelitti, e porre un argine alle calamità che provengono dalla fame. Io mandai a quei poverini 108 chilogrammi di farina; il resto, son sicuro, lo farà la Divina Provvidenza.
Accolga, R. P. Segretario, i miei sinceri ossequi e mi creda sempre
D. S. P. Rev.da

Umile Confratello
Fra A. Amarisse
O. F. M.

Preghiera per ottenere grazie per intercessione del servo di Dio
P. ALBERTO AMARISSE, OFM
Martire in Armenia

O Dio Padre, che desideri la salvezza di tutti i popoli,
noi ti ringraziamo per il dono della fede.
O Dio Figlio, che ti sei offerto in sacrificio
per redimerci dal peccato e dalla morte, alimenta in noi la speranza.
O Dio Spirito Santo, che guidi e sostieni la missione della Chiesa, infiammaci col fuoco della carità.
O Dio Uno e Trino, che chiami tutti alla santità,
glorifica anche sulla terra il tuo Servo, Padre Alberto Amarisse, perché il suo esempio
di fortezza sia di sostegno alla nostra debolezza.
Per sua intercessione concedici la grazia che ti chiediamo… (si esponga la grazia desiderata).
Amen.