Visita

La Chiesa di S. Stefano Protomartire a Cave
Le campane di Santo Stefano
L'Organo

La Chiesa di S. Stefano Protomartire a Cave

La straordinaria vicenda terrena di santo Stefano, primo dei Martiri, le traslazioni delle sue reliquie, tanta fama di miracoli portarono anche i nostri antenati a dedicare luoghi sacri alla sua memoria per chiederne la protezione e imitarne l’esempio.
Dagli Atti della Visita Pastorale del Cardinal Spinelli (1754) risulta che sin dal 1125 nel territorio di Cave esisteva una chiesa dedicata ai santi martiri Stefano e Sabino, detta “santo Stefano vecchio”, di cui in quegli anni ancora erano visibili alcuni ruderi.
Fu Mascia Annibaldi, entrata per matrimonio nella famiglia dei Colonna, che nel 1385 volle tale chiesa eretta in parrocchia, concedendo il suo diritto di iuspatronato ai Padri Agostiniani da lei chiamati a risiedere presso la chiesa.
Dopo circa cinquant’anni papa Martino V, signore di Cave, per permettere al suo popolo di meglio usufruire delle sacre funzioni, diede ai Religiosi la facoltà di lasciare la chiesa di santo Stefano fuori delle mura e di costruirne una ex novo dentro il centro abitato.
Nella sua forma attuale essa risale alla seconda metà del 1700. Presenta sette altari. Quello maggiore, nel quale si conserva il Santissimo Sacramento, la parte superiore lignea dipinta a finto marmo è stata riadattata agli inizi del sec. XX dall’agostiniano viterbese Fra Celestino Spadini. I candelieri e lo splendido tronetto per il Santissimo sono in legno dorato. Guardando l’abside, il primo altare a sinistra era dedicato alla Madonna della Cintura o della Consolazione, tipico titolo agostiniano, con i santi Agostino e Monica. Subito dopo la seconda guerra mondiale, per devozione di una famiglia locale venne posta in venerazione sull’altare, per l’occasione dagli stessi rinnovato in alabastro, una devota statua in gesso della Madonna di Fatima, mentre il quadro suddetto veniva appeso ad una parete della cappella medesima. La seconda cappella era dedicata al SS.mo Crocifisso. Vi era posta in venerazione l’immagine in cartapesta che oggi si trova sospesa sopra l’altare maggiore. Negli anni settanta era stata sostituita da altra scultura lignea moderna, oggi esposta in sagrestia. Ora sull’altare è in venerazione la tela rappresentante la Madonna della Consolazione tra i santi Agostino e Monica. di cui sopra. Nella terza cappella, priva di altare, era precedentemente collocato il fonte battesimale marmoreo, di bellissima fattura, alla base del quale è scolpita la sirena bicaudata, presente anche nello stemma cittadino. Una bellissima tela del Battesimo del Signore, attribuita a T. Kuntze, richiama il sacramento della rinascita cristiana. Al medesimo fonte battesimale fu portato il giorno stesso della nascita (10.V.1874) quello che sarebbe diventato il servo di Dio P. Alberto Amarisse, francescano di Terra Santa, morto martire in Armenia Minore nel 1920 per difendere 23 orfani a lui affidati, con i quali fu arso vivo. Nel primo altare entrando, a destra, si può ammirare una tela e una bella statua raffiguranti la Madonna del Carmine, a cui la cappella è dedicata. Da notare che a Cave la statua è nota come Madonna dei “Manucchi”(covoni di grano), dato che la sua festa (16 luglio) cadeva in tempo di mietitura e che per avere l’onore di trasportarla in processione bisognava portare in dono un certo numero di covoni. La cappella successiva è dedicata a san Nicola da Tolentino, agostiniano, raffigurato nella bella tela mentre, morente, riceve dalla Madonna un pane per mezzo del quale sarebbe guarito. Ancora oggi si usa benedire qui e in molti altri luoghi nel giorno della sua festa (10 settembre) dei panini particolari che vengono consumati per devozione. S. Nicola è patrono delle Anime Sante del Purgatorio, che in tutta la sua vita si preoccupò particolarmente di suffragare. L’ultima cappella, un tempo dedicata a san Tommaso da Villanova, vescovo agostiniano celebre per la sua carità verso i poveri (la cui tella, attribuita a T. Kuntze, è appesa ad una parete della medesima) è oggi conosciuta da tutti come la cappella del Sacro Cuore. Fu il padre curato agostiniano Possidio Marabottini a procurare lo splendido simulacro in cartapesta e collocarlo nella nicchia sovrastante l’altare tra raggi dorati e angioletti, a diffondere instancabilmente la devozione al Sacro Cuore e a fondare l’omonima Associazione approvata dal Card. Vincenzo Vannutelli, vescovo di Palestrina, il 15 gennaio 1909. Un ex voto in argento ricorda la prima festa solenne celebrata nel luglio dello stesso anno. Allo stesso P. Marabottini si deve il rifacimento del pavimento e la marmorizzazione delle paraste, opera del citato Fra Celestino Spadini, come si evince da una scritta posta al di sopra della cornice dell’altare della Madonna del Carmine.
Sullo sfondo l’abside e, tra i due finestroni, l’imponente affresco del martirio di S. Stefano, di un estremo realismo. Sopra la navata, al centro della volta l’affresco raffigurante il battesimo di S. Agostino, culmine del suo travagliato cammino di conversione, celebrato a Milano da S. Ambrogio il 24 aprile del 387.
I Padri Agostiniani lasciarono definitivamente la parrocchia e il convento (confiscato dallo stato italiano in seguito alle leggi eversive promulgate dopo l’unità d’Italia) il 13 giugno 1953.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso vennero fatti diversi lavori, per pagare i quali furono rimossi e alienati il coro ligneo e il pulpito, sotto il quale si trovava la lapide ricordo del P. Marabottini ora posta in fondo alla chiesa. Diversi paramenti, candelieri, arredi sacri antichi, i confessionali e le stazioni della via crucis furono pure alienati e sostituiti con altri di recente fattura. Sotto la chiesa è l’antico Oratorio del SS. Crocifisso ornato di stucchi e affreschi.

Le campane di Santo Stefano

La chiesa parrocchiale di santo Stefano, situata nel cuore dell’antico borgo, è fiancheggiata da un possente campanile, nel quale sono situate le tre campane più antiche della città di Cave.
La prima pesa circa sette quintali e misura circa 103 cm di diametro. Fu realizzata per volere dell’agostiniano fra Felice nel 1616 in onore di santo Stefano e per la pubblica utilità (cioè per scandire le ore e gli eventi più significativi della vita della comunità cristiana e civile), come attesta l’iscrizione:

+ F FELIX CAV AD D STEPHANI HONORE ET PUB COMODU
REFUDI DILIGENTISS CURAVIT

e sotto il nome del fonditore

IOSEPH DE PROSPERIS DE NURSIA FUNDAVIT A D M DC XVI

La seconda campana, che risulta essere la più piccola, risale al 1652 e misura cm 35 di diametro. Reca una graziosa immagine della Madonna del Buon Consiglio, patrona dell’Ordine Agostiniano con la seguente iscrizione:

+ AVE MARIA GRATIA PLENA A D M DC LII

La terza campana, la maggiore, pesa circa una tonnellata e misura cm 108 di diametro. Vi è, in rilievo, l’immagine di sant’Agostino, la cui Regola osservano gli Agostiniani, per oltre sei secoli legati alle vicende di S. Stefano di Cave, e quella di san Lorenzo, patrono della città. Per motivi di sicurezza non è possibile identificare il personaggio rappresentato nell’altro medaglione scolpito e una parte della scritta:

+ CHRISTUS REX VENIT IN PACE ET DEUS HOMO FACTUS EST (…) ET IN HON IESU XPI…

+ PROT STEPAI TE DOC AUGNI CAVAR M DC LV

e in basso ancora il nome dei fonditori, della medesima famiglia:

+ SIMON ET PROSPERO DE PROSPERI DA NORCIA

L'Organo

Sopra la porta d’ingresso si trova la cantoria con l’organo a canne. Negli atti della visita del cardinal Spada si parla di un “organo bellissimo e ben funzionante”. Sicuramente parte di esso sussiste nell’organo attuale, rimaneggiato nel 1871, come si evince da un cartiglio posto sopra la consolle. Ancora funzionante con il mantice tradizionale, presenta undici registri, con tastiera e pedaliera “a scavezza”. Purtroppo alcune canne sono state asportate, ma un’adeguata opera di restauro potrebbe renderne il bel suono ancora fruibile per le sacre funzioni o eventuali concerti, data l’ottima acustica della chiesa.